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King Hussein

1935 - 1999

Il re Hussein di Giordania governava un regno fragile all'incrocio della storia. Salito al trono da adolescente, fu plasmato dai traumi del 1948 e dalla perpetua minaccia di instabilità. Nel 1967, Hussein affrontò un dilemma impossibile: unirsi all'Egitto e alla Siria in guerra contro Israele o restare a guardare e rischiare l'isolamento dal mondo arabo. La sua leadership fu caratterizzata da cautela e pragmatismo, ma anche dai pesi dell'onore e dell'alleanza. I colloqui segreti che tenne con funzionari israeliani negli anni precedenti alla guerra parlavano del suo desiderio di pace, ma la pressione pubblica e la logica dell'unità araba si rivelarono troppo potenti per essere resistite.

Durante la Guerra dei Sei Giorni, le forze di Hussein combatterono con coraggio ma furono rapidamente sopraffatte. La perdita di Gerusalemme Est e della Cisgiordania fu una catastrofe personale e nazionale—una che lo perseguitò per il resto della sua vita. La disponibilità di Hussein a rischiare tutto per la solidarietà araba era sia la sua maggiore forza che il suo tragico difetto. Fu costretto a guardare mentre il suo regno veniva ridotto e il suo popolo sfollato, ma non perse mai la sua dignità né la sua visione per un futuro pacifico.

Dopo la guerra, Hussein divenne un instancabile sostenitore della negoziazione, cercando un accordo che ripristinasse i territori perduti della Giordania e portasse stabilità al suo regno. La sua franchezza e umiltà gli valsero rispetto anche tra i suoi avversari. Le cicatrici del 1967 plasmarono il suo regno, ma non lo definirono. Alla fine, l'eredità di Hussein fu quella della perseveranza—una prova che la leadership in Medio Oriente richiedeva non solo coraggio, ma anche la capacità di adattarsi, di piangere le perdite e di mantenere viva la speranza di fronte a probabilità schiaccianti.

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