George H.W. Bush
1924 - 2018
George H.W. Bush entrò nella presidenza come un uomo plasmato dal privilegio, dalla disciplina e da un acuto senso del dovere. I suoi anni formativi, segnati dal servizio come il più giovane pilota della Marina durante la Seconda Guerra Mondiale e da una vita di servizio governativo, gli infusero un senso di responsabilità che oscillava tra il peso e la chiamata. Il comportamento patrizio di Bush, spesso scambiato per aloofness, mascherava un'ansia profonda di vivere all'altezza delle aspettative di suo padre, il senatore Prescott Bush, e del più ampio lascito dei Bush. La sua spinta derivava dalla necessità di dimostrare il proprio valore non solo al pubblico, ma anche all'establishment politico che lo vedeva come un custode cauto piuttosto che un leader visionario.
La Guerra del Golfo fu il crogiolo che mise alla prova ogni aspetto del carattere di Bush. Era un maestro del consenso, abile nella gestione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale frazionato e di un Pentagono guidato da forti personalità come Colin Powell e Dick Cheney. Tuttavia, questa dipendenza dal consenso a volte generava indecisione o una tendenza a deferire, e i critici sostenevano che lo stile orientato al processo di Bush potesse prosciugare il slancio nei momenti critici. La sua relazione con i subordinati era generalmente rispettosa, ma era capace di decisioni brusche, persino spietate, quando percepiva disloyalty o incompetenza.
La costruzione di coalizioni di Bush era senza precedenti, ma venne a un costo. La necessità di mantenere il supporto arabo portò a decisioni controverse, come la risposta attenuata degli Stati Uniti alla repressione delle insurrezioni curde e sciite dopo la guerra. I gruppi per i diritti umani e alcuni membri della sua amministrazione criticarono queste scelte, sostenendo che il desiderio di Bush per la stabilità sovrastasse gli imperativi morali. La campagna di bombardamenti aerei, che portò a significative perdite civili e devastazione delle infrastrutture, attirò accuse di uso sproporzionato della forza e di crimini di guerra da parte di osservatori internazionali.
Gli istinti di Bush per la moderazione, così preziosi per evitare un pantano in Iraq, divennero anche un punto di contesa. Fermandosi prima di Baghdad, evitò il pantano che in seguito avrebbe intrappolato gli Stati Uniti, ma lasciò Saddam Hussein al potere, una decisione che tormentò la politica regionale e alimentò le critiche che il lavoro era rimasto incompiuto. In questo, i punti di forza di Bush - la sua cautela, il suo rispetto per le norme internazionali, la sua preferenza per le coalizioni - divennero fonti di vulnerabilità e ambiguità.
La Guerra del Golfo, in ultima analisi, rivelò i paradossi al centro di Bush: un leader capace di una visione straordinaria e di esitazioni consequenziali, guidato dalla coscienza ma vincolato dalla stessa prudenza che lo rese efficace. La sua presidenza, e in particolare la sua condotta durante la guerra, rimane uno studio nelle complessità - e nei costi - della leadership sulla scena mondiale.