Ariel Sharon
1928 - 2014
Ariel Sharon era un generale di soldati: audace, controverso e instancabile. La sua carriera militare è stata segnata da una forza di volontà grezza e da una capacità di rischio audace che sfiorava la temerarietà. Spinto da un profondo senso della vulnerabilità di Israele, l'etica di Sharon è stata plasmata dal trauma delle guerre iniziali e dalla perdita personale, forgiano un comandante che vedeva la sopravvivenza come giustificazione per qualsiasi mezzo. La sua reputazione di anticonformista è cresciuta dalla sua rifiuto di accettare limitazioni: Sharon credeva che la vittoria appartenesse a coloro disposti ad agire in modo decisivo, anche a costo di violare il protocollo e, a volte, la vita umana.
La psicologia di Sharon era uno studio di contraddizioni. Era feroce nei confronti dei suoi uomini, spesso apparendo senza preavviso in prima linea per condividere il loro pericolo, ma era anche accusato di sacrificare la cautela—e a volte vite—per il bene di manovre audaci. I suoi subordinati spesso ammiravano la sua presenza e iniziativa, ma alcuni risentivano i rischi che imponeva. Superiori e padroni politici lo trovavano sia indispensabile che incontrollabile, un comandante i cui risultati non sempre giustificavano i suoi metodi. Il disprezzo di Sharon per la catena di comando emerse famosamente nella Guerra del Yom Kippur del 1973, quando sfruttò una falla nelle linee egiziane, guidando un attraversamento non autorizzato del Canale di Suez. Questa manovra cruciale isolò il Terzo Esercito egiziano e cambiò il corso della guerra, ma accese anche accesi dibattiti sulla sua giudizio e affidabilità.
La controversia ha accompagnato Sharon per tutta la sua carriera. In precedenza, durante l'operazione Qibya del 1953, Sharon guidò un raid che portò alla morte di decine di civili—un episodio ampiamente condannato come crimine di guerra. Tali incidenti alimentarono la sua reputazione di pragmatico spietato, disposto a oltrepassare le linee etiche se credeva che le poste in gioco lo richiedessero. I suoi nemici, sia arabi che israeliani, lo vedevano come implacabile—un uomo per cui il compromesso era debolezza. Sul campo, Sharon promosse un culto della personalità, ma nei corridoi del potere, era spesso isolato, in conflitto con padroni politici che diffidavano della sua insubordinazione ma non potevano negare i suoi successi in battaglia.
I maggiori punti di forza di Sharon—la sua iniziativa, audacia e disprezzo per mezze misure—erano anche i suoi difetti fatali. La sua carriera è stata una serie di atti di alta tensione, dove il trionfo e il disastro erano separati da margini sottilissimi. Per alcuni, era l'incarnazione della lotta esistenziale di Israele; per altri, una responsabilità pericolosa. In definitiva, l'eredità di Ariel Sharon è inseparabile dalle contraddizioni che lo hanno definito: un generale il cui coraggio eccessi hanno lasciato un segno indelebile nella storia militare.